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Castiglione dei Pepoli

img_traspCastiglione e la sua storia

Non è possibile individuare con certezza il periodo storico che ha visto la nascita del centro abitato di Castiglione dei Pepoli.
I ruderi indecifrabili, inghiottiti dalla natura più aspra, forniscono scarse testimoniane del periodo anteriore ai Feudi.
Si ritiene che queste montagne fossero abitate prima e dopo il Cristianesimo.
Il recupero di alcune monete dell’Impero, dimostra che qui si erano insediati i Romani, cui si deve, con ogni probabilità, la denominazione di località che ricordano divinità pagane: Ara di Castro (da Castore e Polluce), Monte Adone, Monte Venere, Monte Pallense (da Pallade), Verzuno (dal dio Vertunno). Nell’XI secolo Castiglione dei Pepoli faceva parte dei possedimenti di Matilde di Canossa.
Famosa per aver ospitato papa Gregorio VII presso la residenza omonima, dove Enrico IV scese per essere liberato dalla scomunica, elargiva doni a chiese e monasteri per assistere poveri e ammalati. Alla sua morte nel 1115, il territorio fu ceduto ai conti Alberti di Prato e Mangona, detti signori delle Mogne.
Un diploma Imperiale di Ottone I conferma che questi nobili governarono fino al 1340. Lo stesso anno, Taddeo Pepoli, figlio del più ricco uomo d’Italia Romeo Pepoli, acquistò tutte le terre del Castello.
Il riconoscimento solenne di Carlo IV giunse solo nel 1369 e dichiarava i Pepoli conti di Castiglione, Baragazza, Bruscolo e Moscarolo.
La piazza di Castiglione nel secolo scorso Investiti di terre contese da Bologna, Firenze e Pistoia per la loro posizione strategica, furono protagonisti di diatribe con i conti Alberti di Mangona, che nel 1374 rivendicarono i possedimenti, mentre i conti Alberti di Bruscolo, parenti ma nemici, assaltarono il Castello per conto di Bologna. Nel 1383 i Pepoli, banditi dalla città e dichiarati nemici capitali per aver ceduto terre ai Visconti di Milano, consentirono a Guidinello degli Alberti di tiranneggiare indisturbato a Castiglione fino al 1390. Egli seminò tra il popolo miseria e fame, al punto che Bologna intervenne senza risparmiare però pestilenze e scorrerie. Nel 1425-27 il Cardinale Baldassarre Cossa, già Giovanni XXIII (antipapa 1410-15), emanò due bolle a favore dei Pepoli, che riacquistarono le loro giurisdizioni, nonostante il feudo nel 1452 risultasse ancora terra di Bologna. Il 10 ottobre dello stesso anno il Cardinale Bessarione attribuì i possedimenti a Bartolomeo di Mino Rossi, la cui signoria non ebbe modo di impiantarsi e diventare operativa, perché lo stesso Bessarione, assolvendo i Pepoli da ribelli, ne reintegrò i possessi.
Tra il 1462 e il 1464 il dominio dei Pepoli si rinsaldò, Guido Romeo Pepoli era capitano della montagna in nome della Chiesa, del popolo e del Comune di Bologna.
Fino al 1797 la storia del Feudo si dipana tra traversie quali la fame, le aggressioni, il disordine, i contrasti tra i signori che rivendicavano la successione dei Pepoli e la Chiesa che ne reclamava la sovranità. All’esplodere della Rivoluzione francese Castiglione dei Pepoli combatteva con la carestia e il popolo rifiutava di pagare le contribuzioni di guerra.
Il 19 giugno 1796 i francesi entrarono in Bologna e il Conte Alessandro Pepoli ordinò al suo governatore di non scontentare gli stranieri, giurando loro fedeltà per riparare a una situazione già grave. Si scrive che nel carnevale del 1797 la gente ballasse senza maschera per attutire la fame. L’8 marzo del 1797 il Senato di Bologna inviò un proclama nel quale dichiarava Castiglione, Baragazza e Sparvo terre della Repubblica Cispadana. Tra il 24 marzo e l’8 aprile il Feudo cessava di esistere. A nulla servirono i ricorsi dei Pepoli alla corte di Vienna e alla Regia Imperiale Reggenza di Bologna.